Le 7 meraviglie del Camposanto monumentale di Pisa

In questo articolo vi parlerò della mia visita al Camposanto monumentale di Pisa e delle 7 opere che più di tutte (e sono davvero tante) hanno attirato la mia attenzione.

Il Camposanto si trova in Piazza dei Miracoli e la sua storia inizia con una leggenda.

Secondo la tradizione, nel 1203 l’Arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi di ritorno dalla Palestina sparse su un’area vicino al Duomo della terra appositamente raccolta a Gerusalemme, capace di consumare un cadavere in soli tre giorni.

Così racconta Stefano Renzoni nella sua guida al grande cimitero pisano fondato nel 1277 per raccogliere le numerose sepolture intorno alla cattedrale.

Lo spiazzo erboso antistante il Camposanto. In fondo a sinistra, le Mura con la porta del Leone

Il Camposanto è a pianta rettangolare, costituito da quattro gallerie coperte da capriate. I muri perimetrali sono affrescati e quelli interni sono percorsi da quadrifore che si affacciano su una specie di giardino nel quale, sempre secondo la leggenda, si troverebbe la miracolosa terra di Gerusalemme.

Vista sulla Galleria Ovest dallo spazio esterno dove fino al Settecento si trovavano i sarcofagi

Data la mia passione per i cimiteri, potete immaginare il mio entusiasmo quando ho varcato la soglia di questa città dei morti… Ma non perdiamoci in chiacchiere e andiamo subito a scoprire le “mie” 7 meraviglie del Camposanto di Pisa.

1. GLI AFFRESCHI DI BUONAMICO BUFFALMACCO Famoso per i suoi affreschi risalenti al Tre-Quattrocento, in particolare durante il Romanticismo la celebrità del Camposanto crebbe notevolmente grazie a quelli di Buonamico Buffalmacco (pittore fiorentino a lungo considerato solo un personaggio letterario del Boccaccio), primo fra tutti il misterioso Trionfo della Morte, nel quale assistiamo all’incontro fra vivi e morti e alla battaglia fra angeli e demoni per le anime dei defunti. Su tutti, vola la Morte, armata di falce e con ali di pipistrello.

Anche gli altri due capolavori del ciclo, il Giudizio Universale e l’Inferno, sono il non plus ultra dell’arcano.

Giudizio Universale e Inferno di Buffalmacco

Al centro del Giudizio c’è San Michele Arcangelo che scaccia i peccatori e sotto, in primo piano, Re Salomone che esce dalla tomba. Al centro dell’Inferno, invece, vediamo un mostruoso Lucifero che mangia e evacua i dannati suddivisi in sette “celle”, una per ogni peccato capitale.

Inferno di Buffalmacco, particolare

I tre affreschi si trovano nella Galleria Sud insieme alle opere trecentesche di Stefano da Firenze, Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Francesco Neri da Volterra e Taddeo Gaddi.

La Galleria Sud. Sulla sinistra il Giudizio Universale e l’Inferno di Buonamico Buffalmacco

2. LE TOMBE TERRAGNE La Galleria Sud fu la prima a essere edificata, prova ne siano le tombe terragne che ricoprono il pavimento e le cui epigrafi risalgono all’inizio del Trecento. Queste sepolture appartengono per lo più a canonici del Duomo, a docenti dello Studio e rappresentanti delle professioni.

In tutte e quattro le gallerie le tombe sono posizionate in file ordinate e in modo che il corpo del defunto avesse la testa a occidente e i piedi a oriente.

Galleria Ovest: lastra tombale quattrocentesca di Pietro di Antonio, attribuita a Antonio da Carrara

3. L’ASTRONOMIA SEXY Nella Galleria Ovest c’è un monumento di Giovanni Duprè, uno dei più importanti scultori italiani dell’Ottocento, che mi ha colpito per la sensualità del soggetto, elemento piuttosto singolare in un luogo come un cimitero.

Il monumento, dedicato a Ottaviano Fabrizio Mossotti, astronomo e docente di Matematica dello Studio pisano, è una rappresentazione dell’Astronomia. Ebbene, Mossotti doveva proprio amare la sua materia se lo scultore decise di raffigurarla come una bellissima donna seminuda, adagiata su tomi voluminosi e con un’espressione del volto assolutamente seducente…

4. LE CATENE DELL’ANTICO PORTO DI PISA Ancora, nella Galleria Ovest, appese al muro, ci sono due grosse catene. Come si legge nelle due iscrizioni, sono le catene che difendevano l’entrata del porto e che furono rubate dai Genovesi nel 1362 per esser donate in larga parte ai Fiorentini. Le catene ritornarono a Pisa nel 1848 (da Firenze) e nel 1860 (da Genova).

5. LA COSMOGRAFIA TEOLOGICA Altre meraviglie si trovano nella Galleria Nord. Qui, infatti, c’è la Cosmografia teologica di Piero di Puccio, un enorme affresco che raffigura l’Eterno che sorregge l’Universo secondo quella che era la concezione geocentrica tolemaica: la terra è divisa in tre continenti; intorno a essa vi sono i cerchi degli elementi, dei pianeti, dei segni zodiacali e delle gerarchie angeliche.

Purtroppo non l’ho potuta ammirare perché, essendo sotto restauro, come si vede nella foto, è coperta dall’impalcatura, ma basta cercare in Rete e qualche immagine si trova. 😉

6. LA CAPPELLA AULLA E LA LAPIDE DI ULISSE DINI Sempre nella Galleria Nord ci sono la Cappella Aulla con la pala in terracotta di Giovanni della Robbia, Assunta tra Santi e Profeti (1518) e la famosa lampada di ottone sbalzato della seconda metà del XVI secolo con la quale Galileo Galilei studiò l’isocronismo, e la tomba di Ulisse Dini, matematico, che sembra uscita da un film di Indiana Jones.

Cappella Aulla
Lapide funeraria di Ulisse Dini, matematico

7. IL MONUMENTO A FIBONACCI Nella Galleria Est si trova la statua di Giovanni Paganucci dedicata a Leonardo Fibonacci (1170-1235), il grande matematico che contribuì all’introduzione dei numeri arabi in Europa e divenne famoso soprattutto per la successione numerica 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, … in cui ogni elemento è uguale alla somma dei due precedenti. Tale sequenza, che prende il nome dal suo scopritore mentre cercava di calcolare quante coppie di conigli si ottengono in un anno a partire da una sola coppia che produce ogni mese (escluso il primo) una nuova coppia, la quale diventa fertile al secondo mese, è collegata al numero aureo. La sequenza di Fibonacci, infatti, consente di approssimare il numero aureo. Il numero aureo ha un fascino particolare essendo che in natura si trovano la sezione aurea e la spirale aurea (e di conseguenza il numero aureo) in diverse occasioni: dalla disposizione di certe foglie, al guscio di alcune conchiglie, al corpo umano, eccetera; lo stesso accade in molte opere d’arte.

Monumento a Fibonacci. Dietro, a sinistra, il Monumento a Filippo Decio, giurista e professore di Diritto, vissuto nel Cinquecento, che ebbe fra i suoi allievi Cesare Borgia.

Vi è piaciuto questo breve giro nel Camposanto monumentale di Pisa? Se la risposta è “sì” e se non lo avete ancora visitato, mettetelo in lista fra le prossime mete!


Stefano Renzoni, Il Camposanto monumentale di Pisa. Una guida, Pacini Editore, Pisa, 2020

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