Nella Doria Cambon e il demone

La poetessa Nella Doria Cambon è stata probabilmente la più famosa spiritista di Trieste. Nel suo salotto letterario, mantenuto sulla scia di quello tenuto dalla madre Elisa Tagliapietra Cambon, anche lei poetessa, che ospitò perfino De Amicis e Carducci, girava tutto il gotha culturale della città.

Accanto agli appuntamenti mondani, però, vi erano anche i convivi ultraterreni perché Nella, che apparteneva all’alta borghesia e seguiva (è il caso di dirlo) lo spirito dell’epoca – era molto interessata alle comunicazioni con l’aldilà.

Quello che voglio presentarvi qui è un racconto che ho trovato nella rubrica “Impressioni e Confessioni” del numero di Aprile 1911 di una delle più famose e longeve riviste italiane di “studi spiritualisti”, “Luce e Ombra”; racconto nel quale la nostra poetessa medium descrive una vicenda che la vede “protagonista e vittima”: l’incontro con un demone.

Nella ha già partecipato a qualche seduta spiritica insieme a una non meglio precisata amica veneziana, il cui spirito guida si chiama Fra Remigio e sostiene di “essere stato quel Remigio che battezzò il buon re Clodoveo.” e decide di provare a evocare il proprio per tentare un esperimento di scrittura automatica.

Dopo varie, faticose prove finite a vuoto finalmente la sua mano inizia a muoversi e l’entità si presenta con le sole iniziali: L.D. La spiritista è entusiasta ma, nel rispetto della procedura, chiede allo spirito di qualificarsi: è un’entità benigna, degna di farle da guida? Lo spirito svela il proprio nome: Lodo Dio e “dice” (muovendo la mano di Nella sul foglio) che da vivo fu solo amore e innocenza tuttavia, confessa, adesso soffre. Nella si allarma (gli spiriti buoni non provano dolore) e gli ordina di andarsene.

Dopo un po’ Nella riprende gli esperimenti di scrittura automatica e si presenta un’altra entità, tale Gino. La poetessa riconosce in lui il fratello morto da qualche anno. La gioia di aver a che fare con Gino è talmente grande che fra loro inizia un’intensa corrispondenza. Gino è palesemente colto e le descrizioni che fa della sua dimora ultraterrena riempiono Nella di “estasi stupefatta”.

Scrittura medianica

Gino risponde alle domande di Nella su amici vivi e morti, schiudendole il sapere mondano e ultramondano e presentandosi come “maestro” al quale lei deve sempre obbedire. In cambio la poetessa riceve profezie, premonizioni e ammonimenti. Tuttavia, “fra vertenze cosmiche e quesiti metafisici”, lo spirito talvolta si lamenta di dover espiare una colpa. Questo mette in allerta Nella sull’identità di Gino poiché il fratello (ormai è convinta che si tratti di lui) aveva già espiato in vita ogni possibile colpa attraverso le sue sofferenze…

Infatti, di lì a poco incominciano a manifestarsi episodi poco piacevoli: di notte Nella viene svegliata da forti colpi ai mobili e agli specchi, non può dormire e questo seccante stato di cose viene giustificato da Gino col fatto che la sveglia affinché lei scriva. Nella, infastidita, risponde che non ha nessuna intenzione di scrivere di notte. Allora lo spirito incomincia a minacciarla (sempre tramite scrittura automatica) dicendo che Nella deve espiare delle colpe che le vengono dalla sua vita precedente ma che non deve preoccuparsi perché lui le starà vicino. Le pronostica una serie di sfighe atroci (lutti in famiglia, povertà, malattie, ecc.) e la incita a rimanere forte.

Un giorno, però, Gino le dice che la notte precedente i ladri sono entrati in casa e hanno svaligiato la cassaforte, portando via tutti i documenti; Nella, contrariata per non essere stata avvisata prima, corre a controllare: la cassaforte è chiusa, tuttavia la vede graffiata e si convince della veridicità di quanto le ha detto lo spirito perciò, sempre su istanza di Gino, chiama a raccolta la famiglia e i domestici per avere ulteriori testimoni.

Ma non basta: Nella chiama il direttore del “Piccolo” e chiede che le venga mandato “qualche testimonio e qualche notificatore del caso alla polizia”. Arriva un giovane redattore e Nella gli mostra tutte le scritture medianiche, assicurandogli che sono autentiche e che i fatti ivi descritti si sono tutti avverati. Il giornalista la guarda come si guarda una pazza, ma lei gli dice di attendere l’apertura della cassaforte, che sarebbe avvenuta una volta rientrato a casa il marito (lo spirito aveva detto che sarebbe arrivato alle sette di sera).

Di Paolo Tosolini – Flickr: Vecchia sede del Piccolo in via Pellico, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24630589

Il marito, Costantino Doria, uomo molto in vista a Trieste per meriti economici e politici e che fu anche il costruttore del nuovo Ospedale psichiatrico, rincasa puntuale come un orologio svizzero, la cassaforte viene aperta e – ovviamente – tutti i documenti sono al loro posto. Costantino dice a Nella che è una squilibrata. Allora lei corre allo scrittoio “mentalmente ingiuriando” e chiede allo spirito burlone di rivelarsi. La risposta di Gino non tarda ad arrivare: “L.D. e tu di’ che sei pazza.”

Per Nella è un momento terribile perché di colpo si accorge che “L.D.” sono le iniziali di un nome orrendo: “Lucifero, Demonio”! Il marito, esasperato, le strappa di mano il quaderno; le cameriere piangono, supplicandola di smetterla, soprattutto di notte, visto che sono settimane che non dormono per il rumore ma a quel punto Nella… cosa fa?

“Quella sera feci ardere un ramo d’olivo e lo portai con preghiere in giro per la mia casa che fosse un’esorcisma contro il demone. Ma quella notte sognai d’un orribile vecchio che aveva l’aria d’un cadavere putrefatto, e vestito in marsina, qualchecosa di orribilmente caprino e nello stesso tempo aristocratico, sedente vicino a me in un banchetto di gala!

Nonostante non fosse stata una prima prova rilassante, sappiamo che Nella continuerà a cimentarsi nell’attività di comunicazione con gli spiriti. Durante le sedute a casa Cambon si presentavano Alessandro Manzoni, Dante Alighieri e altri personaggi illustri della cultura italiana, tuttavia la comparsa dello spirito celebre – al di là del sorriso che può far nascere – ha un precedente blasonato.

Allan Kardec, al secolo Hyppolite Rivail (Lione 1804 – Parigi 1869)

Allan Kardec, il “padre” dello spiritismo re-incarnazionista francese, del quale la Cambon doveva leggere appassionatamente le pubblicazioni, aveva scritto montagne di articoli e intere opere che riportano i messaggi provenienti da Emanuel Swedenborg, Giovanna D’Arco, Blaise Pascal, J.J.Rousseau, S.Agostino, Jacques de Molay e perfino Gesù Cristo (solo per citarne alcuni) i quali, a seconda del tema trattato – per esempio l’opportunità di trovare nella Massoneria Francese un valente alleato – sostengono la posizione e incoraggiano i “fedeli” a proseguire nella loro opera di conoscenza e risveglio spirituale.

Ritornando alla disavventura medianica di Nella, possiamo supporre che il racconto pubblicato in “Luce e Ombra” sia stato costruito a fini “didattici”, sia per “illuminare” i non credenti che per mettere in guardia i medium principianti: vi riecheggiano, in forma narrativa, informazioni – sempre prese dai libri di Kardec – per sviluppare le proprie capacità medianiche (ad esempio attendere, non scoraggiarsi, provare finché l’entità si presenta) e istruzioni per riconoscere gli spiriti buoni da quelli cattivi.

Laddove i primi parlano con un linguaggio forbito e comunicano sempre messaggi positivi, i secondi – prima o poi – si tradiscono e iniziano a usare espressioni grossolane. Inoltre – e lo si vede all’inizio del racconto quando Gino si presenta con un motto in latino – le prove di cultura non aiutano a capire con chi si ha a che fare: uno spirito buono può essere un po’ “ignorante”, mentre uno spirito cattivo può tranquillamente essere colto. Niente male, per una poetessa che invitava nel suo salotto decine di intellettuali…

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